Le opportunità

 

 

Il Terzo settore va visto anche sotto il profilo delle notevoli opportunità personali materiali e morali che permette; il grande ruolo che esso svolge nel fornire un servizio originariamente latente non va considerato solo dalla parte dell’utente beneficiario dell’intervento ma anche da quanti lo erogano.

La soddisfazione di essere utili alla collettività, di aver operato per risolvere una problematica al singolo, di aver instradato un giovane verso uno stile di vita consono, sono appagamenti che non hanno prezzo e contribuiscono a migliorare lo stile di vita dell’operatore.

Anche la possibilità di poter svolgere un’attività particolare all’interno dell’associazione e di alimentare la propria passione o il proprio hobby sono dei benefit che vanno valutati con i gradi della soddisfazione personale; l’essere umano non è infatti solo materia ma anche spirito, e anche questo deve trovare le giuste motivazioni per condurre una vita serena.

Pure la crescita professionale, acquisita attraverso la formazione erogata dalla propria associazione, è un bene che non va sottinteso e che può essere sempre spendibile o utilizzabile in qualsiasi momento della propria vita lavorativa. È sufficiente pensare a quanto possa costare la formazione seria, quella veramente utile e non quella solo pagata, per comprendere quali benefici riceve l’operatore da parte dell’associazione di appartenenza.

Accade spesso che un’attività, nata per fini sociali, nel tempo e dopo aver acquisito esperienza, contatti e gradimento da parte del mercato, si possa trasformare in un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti generando lucro al suo gestore. Attraverso l’associazionismo si possono quindi creare le imprese del futuro, magari per i giovani, le persone disagiate, le donne o per rimettersi nel mondo del lavoro in età avanzata, quando nessuno più ricerca gli “over”.

Aprire un circolo, un’associazione, un club e inserire a favore dei propri soci un’attività commerciale per finanziare l’associazione e retribuire chi vi lavora, è una pratica abbastanza semplice ma va fatta con i rigidi criteri dell’associazionismo e degli scopi sociali. Non si apre un’associazione per eludere un divieto o degli obblighi! L’associazione va aperta perché si hanno le idee chiare su ciò che si vuole fare: è una comunità che condivide gli stessi obiettivi e, nella legalità, libera e autodeterminata all’interno dei propri spazi.

Avere un punto certo di riferimento, qualcuno con l’esperienza ultradecennale nel Terzo settore che sappia consigliare la costituzione, instradare nelle pratiche, fornire gli ausili e, soprattutto, evitare tutti gli errori dei neofiti, è una grande possibilità che viene offerta a quanti desiderano esprimersi in quest’ambito.