Attività non commerciale e agevolazioni

 

La caratteristica degli “enti non commerciali” è che non tutte le entrate finanziarie sono rilevanti fiscalmente; sono assoggettate ad imposizione ai fini dell’IVA e delle imposte sui redditi IRES (ex IRPEG) ed IRAP solo le entrate derivanti da attività commerciali.

Ulteriore agevolazione è inoltre rappresentata dal fatto che alcuni proventi, pur essendo oggettivamente commerciali, perdono tale natura in base a specifiche disposizioni legislative e non concorrono quindi alla formazione del reddito.

Occorre pertanto saper distinguere le entrate tra:

  • proventi non commerciali o istituzionali;
  • proventi commerciali;
  • proventi esclusi dalla formazione del reddito imponibile,

al fine di poter definire con correttezza gli obblighi sia di natura contabile che fiscale che derivano dallo svolgimento dell’attività posta in essere.

 

Entrate istituzionali

 

Le associazioni che rispettano i requisiti statutari previsti dall’art. 148, comma 4 – quinquies del TUIR, (ex art. 111) non devono assoggettare a tassazione quelle tipologie di ricavo considerate dalla normativa fiscale entrate non commerciali, ossia:

1.    Quote associative, ovvero le somme che vengono versate per poter essere considerati “soci” dell’associazione a norma di statuto. Tali somme vengono di regola versate annualmente e, in alcune associazioni, vanno sotto la voce del tesseramento.

2.    Contributi liberali da enti pubblici per il perseguimento delle finalità istituzionali dell’associazione o circolo. Sono tali quei contributi che gli enti pubblici o i privati erogano semplicemente come contributo che ha lo scopo di finanziare l’attività istituzionale del circolo ritenuta di interesse pubblico, e non come corrispettivo di una prestazione o un servizio ricevuto.

Poiché in tal caso il contributo è destinato al perseguimento di finalità istituzionali dell’associazione, non dovrà essere assoggettato alla ritenuta del 4% prevista dall’art. 28 del DPR 600/1973.

3.  Contributi liberali da parte di privati (società o persone fisiche): anche in questo caso deve trattarsi di somme erogate per sostenere le finalità istituzionali dell’associazione o circolo senza chiedere nulla in cambio all’associazione. Si ricorda che a partire dal 1 gennaio 2003 le erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e persone giuridiche in favore delle associazioni sportive dilettantistiche danno il diritto ad una detrazione dall’imposta lorda del 19% di quanto versato, fino al limite massimo di 1500,00 euro (13-bis e 19-bis TUIR). Condizione per fruire della detrazione è che il versamento sia effettuato tramite bollettino di conto corrente postale, bonifico bancario, assegno non trasferibile, bancomat o carta di credito.

I relativi giustificativi devono essere intestati all’associazione sportiva destinataria. Questa condizione di “trasparenza” si lega alla norma che obbliga le associazioni sportive dilettantistiche (art. 25, comma 5, L.n. 133/99) a servirsi di apposito conto corrente bancario o postale per tutte le movimentazioni finanziarie in entrata ed uscita, sia di ambito istituzionale che commerciale, quando queste siano di importo pari o superiore ai 516,46 euro.

4.    Prestazioni svolte verso gli associati, o altre associazioni che svolgono medesima attività e i suoi associati aderenti allo stesso circuito (es: Sport Nazionale), anche dietro corrispettivi specifici (art. 148, comma 3, TUIR) come le quote supplementari versate per poter partecipare a singole attività organizzate dall’associazione quali ad esempio corsi, tornei, campionati, ecc. 

Per poter considerare queste entrate fiscalmente neutre è necessario che sussistano congiuntamente i seguenti presupposti:

  • le attività agevolate devono essere effettuate da particolari categorie di sodalizi quali ad esempio associazioni culturali, assistenziali, sportive dilettantistiche;
  • i loro statuti devono contenere tutte le clausole previste dall’art. 148, TUIR;
  • le prestazioni di servizi devono essere rese ai soli associati;
  • le stesse attività devono essere effettuate in diretta attuazione degli scopi istituzionali.

5.    Cessioni, anche a terzi, di pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati (art. 148, comma 3,TUIR), se:

  • rese solo da alcune associazioni (con scopi culturali, assistenziali, sportivi, ecc.);
  • effettuate prevalentemente agli associati, anche se a titolo gratuito.

È il caso dell’associazione che stampi e diffonda un periodico sociale destinato prevalentemente (e quindi non esclusivamente) agli associati. In tal caso gli eventuali proventi legati a tali vendite rientrano tra le entrate istituzionali.

6.    Somministrazione di alimenti e bevande se conseguiti da associazioni e circoli affiliati a Sport Nazionale (e come tali possibili Associazioni di Promozioni Sociali se il loro statuto contiene tutte le clausole previste dalla legge) (art. 148, comma 4-bis), anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici.

Tali attività devono soddisfare contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • devono essere esercitate presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale;
  • devono essere strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali;
  • le entrate derivanti da queste attività non devono superare il 30% dell’ammontare totale delle entrate dell’associazione, e devono servire a contribuire allo svolgimento delle attività istituzionali;
  • devono essere effettuate nei confronti degli stessi scritti, associati o partecipanti anche di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale,e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali (altri circoli Sport Nazionale).

7. Organizzazioni di viaggi e soggiorni turistici se conseguiti da associazioni e circoli affiliati a Sport Nazionale (come tali possibili Associazioni di Promozione Sociale se il loro statuto contiene tutte le clausole previste dalla legge) (art.148,comma 4-bis), anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici.

Tali attività devono soddisfare contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • devono essere strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali;
  • devono essere effettuate nei confronti degli stessi inscritti, associati o partecipanti anche di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, e dei tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali.

8. Attività commerciali minori non imponibili: è il caso dei proventi da prestazioni di servizio (art. 143, comma 1, TUIR) verso associati non rientrati nell’art. 2195 CC quando soddisfano contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • sono rese in conformità alle finalità istituzionali dell’ente;
  • sono erogate senza una specifica organizzazione;
  • sono erogate verso il pagamento di corrispettivi che non eccedano i costi di diretta imputazione.

Tale disposizione può interessare le associazioni ed i circoli di più modeste dimensioni, che svolgono saltuariamente (e dunque senza organizzazioni di beni) le attività in questione.

 

Adempimenti di un’associazione solo con entrate non istituzionali

 

I circoli affiliati che svolgono solo attività istituzionale, come tale irrilevante fiscalmente:

  • non devono richiedere l’attribuzione del numero di Partita IVA, ma solamente il numero di Codice Fiscale;
  • sono considerate ai fini delle imposte indirette (IVA) come consumatori finali;
  • non devono presentare la dichiarazione dei redditi (mod. UNICO Enti non Commerciali) sempre che non abbiano redditi di altra natura (ad esempio redditi fondiari);
  • non devono presentare la dichiarazione IVA;
  • devono redigere il bilancio annuale;
  • non sono civilisticamente obbligate alla tenuta d’alcun registro o libro contabile, ma devono tenere la documentazione disponibile ad eventuali controlli.

È opportuno che tengano una Prima Nota in cui registrare progressivamente tutte le entrate e le uscite, in modo da poter dimostrare l’utilizzo delle somme in ogni modo percepite, e compilare il rendiconto annuale da far approvare annualmente all’assemblea dei soci;

Questo rendiconto potrà servire anche in sede di eventuale verifica fiscale per dimostrare che tutte le entrate rientrano tra quelle di natura istituzionale e che l’eventuale avanzo di gestione è stato rinvestito nell’ambito dell’attività sociale (ovvero riportato al nuovo nell’esercizio successivo).

Il rendiconto dovrà essere accompagnato da documenti giustificativi di supporto (C.M. n°124 del 12/ 05/1998): questo vuol dire che dovrà essere conservata tutta la documentazione di spesa (quali fatture, ricevute fiscali, scontrini) intestata all’associazione.